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26/05/2024

Strage di Capaci: da 31 anni una storia da ricordare

Era il 23 maggio del 1992 quando a Capaci, a Palermo, la mafia vinse – almeno apparentemente – contro lo Stato e lo Stato stesso diede prova di essere codardo nell’abbandonare i suoi uomini e donne di giustizia. Quel giorno, 31 anni fa, morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Da allora, molte cose sono o sarebbero cambiate. Le coscienze di molti, ad esempio, sono andate alla ricerca dell’unione per la lotta, per la conquista della libertà dal cancro più tossico per la società.

“Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare”. Queste furono le famossisime parole di Rosaria Schifani che aveva 22 anni quando il marito, Vito Schifani, perse la vita. Non ha mai perdonato invece, forse, Tina Montinaro, la moglie del caposcorta. Non ha perdonato ma ha trovato la forza di raccontare la storia di suo marito in ongi contesto italiano affinché si sapesse. Ha più volte dichiarato: “In tutti questi anni ho capito che la mafia non ci ha fatto niente, non hanno vinto loro. Continuiamo ad andare avanti per insegnare ai più giovani i valori più alti per i quali vivere. Per far sì che non si permetta più a chi esce di casa per compiere il proprio dovere poi non ritorni tra i suoi affetti. Ecco perché quando si guarda della teca, non ci osservano sono solo i resti dell’auto di Falcone. Si tiene a memoria che lì dentro ci sono famiglie che hanno dato la vita per proteggere lo Stato”. Tina Montinaro ha poi fondato la Quarto Savona Quindici, un’associazione con cui si ricordano i chilometri persorsi e quelli che ancora bisogna fare. “Mio marito non era un eroe, disse ancora Tina, ma un poliziotto che ha fatto un giuramento e che ha svolto il proprio dovere fino in fondo. È importante far capire ai ragazzi che si apprestano a diventare poliziotti cosa vuol dire fare il proprio dovere, stare dalla parte della legalità”.
Nella celebrazioni odierne anche il commento del capo della Polizia Vittorio Pisani: “Il loro esempio continua a vivere e il nostro dovere è mantenerlo sempre più vivo”. Tra Capaci e via D’Amelio, dice Pisani, morirono “tre straordinari magistrati, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e Paolo Borsellino e 8 eroici poliziotti: Rocco, Vincenzo, Walter, Agostino, Claudio, Vito, Antonio ed Emanuela, prima ed unica donna in uniforme uccisa dalla mafia”. Uomini e donne che, conclude, “nella perfetta consapevolezza dei rischi che correvano, hanno sacrificato la loro vita per l’affermazione dei valori di legalità in cui credevano e su cui si fonda la nostra Nazione”. 

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