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26/05/2024

Musica e sociale: Sting suona per i detenuti di Secondigliano

Detto fatto. Sting ha confermato la sua presenza a Napoli ma non per un live, non per una tappa del tour, non per entrare in uno stadio e riempirlo di emozioni. Stavolta il cantautore britannico va a suonare, domani, giovedì 27 aprile, a Secondigliano dai detenuti. Sì, una scelta di cuore, una data per il sociale. Il golden boy del rock, dall’alto dei suoi 17 Grammy e oltre 100 milioni di dischi, manterrà la promessa fatta a padre Antonio Loffredo, l’ex parroco della Basilica del Rione Sanità e a Napoli riceverà il dono di una chitarra realizzata dai detenuti di Secondigliano che partecipano al progetto Metamorfosi della onlus Casa dello Spirito e delle Arti. Uno strumento ancora più particolare perché realizzato con i resti dei barconi naufragati a Lampedusa.

Doppia bellezza in un ciclo in cui il dolore lascia spazio alla bellezza, alla poesia e alla musica… quella di una star internazionale. Il tutto nacque quando l’x parroco durante una cena gli gli raccontò le iniziative della Fondazione San Gennaro. Parlarono della formazione dei detenuti, la realizzazione di rosari, ostie e anche del laboratorio del legno da cui uscivano i violini. In quell’occasione Sting avrebbe proprio affermato: “Dalle barche nascono strumenti funzionanti? Va bene allora vengo e ve li suono”.

Un progetto per mutare il dolore in speranza promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti – sulla spinta dell’idea di Arnoldo Mosca Mondadori – in collaborazione con il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’Agenzia delle Accise, dogane e monopoli. In pratica attraverso lo sguardo verso chi è costretto a fuggire da Paesi in guerra e spesso trova la morte in mare ecco la “metamorfosi”, quella del legno dei barconi trasportati dal molo Favarolo di Lampedusa in alcune carceri italiane tra cui Secondigliano, che vengono trasformati in strumenti musicali, oggetti di speranza e rinascita forgiati proprio dalle mani dei detenuti coinvolti nel progetto.

«Sarà una grande emozione per tutti – ha detto Rita Caprio, presidente della cooperativa L’Uomo e il legno che opera nel carcere di Secondigliano – come i detenuti che abbiamo in affidamento nella falegnameria nata da due mesi e quelli che lavorano all’orto di 2 ettari interno alla struttura, a dimostrazione che esistono progetti e percorsi che mirano al concreto reinserimento e recupero di chi sta scontando una pena in cella».

 

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